Ammetto che mi piace pensare “è colpa mia”. Non mi piace pensare che guai (e conquiste) siano da attribuire ad altri. E così sì: è colpa mia se oggi siamo andati all’Isola del Giglio, se abbiamo preso un traghetto lento e costoso, se abbiamo scelto di prendere un autobus “vomitevole” per andare dall’altra parte dell’isola.
E’ sempre colpa mia se abbiamo preso posto sotto una palma spelacchiata per rifugiarci (solo in parte) da un sole ardente (una cameriera del ristorante accanto “è il primo giorno, finalmente!”
E’ anche colpa mia se abbiamo pranzato con un trancio di focaccia alle patate e alle zucchine.
Però. E’ colpa mia di avere scoperto una spiaggia rara e caratteristica, col suo colore rosso-rosa granito. E che la focaccia fosse buona, buonissima vista la fame. E che alla fine siamo riusciti ad assaggiare un trancio del costosissimo panficato (adesso lo facciamo a casa). E che il gelato fosse buono. E che il blu del mare fosse così accecante da farci scordare l’enorme sforzo fatto per stare tranquilli, buoni, svegli.
Mi piace pensare che per colpa mia questa giornata resterà un bel ricordo.
Io ci tornerei volentieri al Giglio, magari non di domenica, magari un paio di giorni, perchè sono convinta che resta parecchio ancora da scoprire: quartieri, sentieri faticosi (avvistati), erbe e profumi (sicuramente non solo spiaggia).
Sento già la mancanza di una cosa che non abbiamo potuto ovviamente vedere, l’ultimo traghetto è alle 7 di sera: un tramonto su quella sabbia luccicante.
Insomma, con calma, ma ci si torna.
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